
parte I
parte II
parte III
supplemento
|

Il Potere della Stupidità - Parte I
di Giancarlo
Livraghi.
Sono sempre stato affascinato dalla stupidità.
La mia, naturalmente. E questa è già una grossa fonte
di preoccupazione.
Ma le cose si complicano molto quando abbiamo l’occasione
di scoprire come persone potenti e influenti prendono “grandi”
decisioni con “grandi” conseguenze.
Tendiamo spesso ad attribuire decisioni sbagliate (o catastrofiche)
a intenzionale perversità, astuta cattiveria, megalomania,
eccetera. Questi comportamenti ci sono – e in esagerata abbondanza.
Ma un attento studio della storia (come degli avvenimenti in corso)
porta all’inevitabile conclusione che la principale causa
di terribili errori è una: la stupidità.
Questo è un fenomeno abbastanza noto. Uno dei modi in cui
è riassunto è il cosiddetto Rasoio di Hanlon: «Non
attribuire a consapevole malvagità ciò che può
essere adeguatamente spiegato come stupidità».
Uno fra tanti esempi di stupidità è l’uso dell’aggettivo
“machiavellico” per cose e comportamenti che poco hanno
a che fare con l’opera e il pensiero di Nicolò Machiavelli.
Abitudine diffusa anche fuori dell’Italia, dove del suo pensiero
si sa ancora meno che da noi.
Quando la stupidità si combina con altri fattori (come succede
spesso) l’effetto può essere devastante.
Una cosa che mi sorprende (o forse no?) è quanto poco studio
si dedichi a un argomento così importante. Ci sono dipartimenti
universitari che si occupano delle complessità matematiche
dei movimenti delle formiche in Amazzonia o della storia medievale
dell’isola di Perim. Ma non mi risulta che ci siano cattedre
di stupidologia.
Ho trovato pochi buoni libri sull’argomento. Ce n’è
uno che ho letto quando ero un ragazzino – e non ho mai dimenticato.
Si chiama A Short Introduction to the History of Human Stupidity
di Walter B. Pitkin della Columbia University ed era stato pubblicato
nel 1934. L’avevo trovato per caso, molti anni fa, in uno
scaffale di vecchi libri in casa di mia madre. Sono andato da lei
ieri e ho avuto la lieta sorpresa di scoprire che era ancora lì.
Vecchio com’è, è ancora un buon libro. Molte
delle osservazioni del professor Pitkin sono di grande attualità
dopo più di sessant’anni.
Viene spontanea una domanda: perché un libro di 300 pagine
si chiama “breve introduzione”?
Il libro si conclude con un epilogo: «ora siamo pronti a cominciare
lo studio della storia della stupidità». Poi... più
nulla.
Il professor Pitkin era saggio. Sapeva che un’intera vita
è troppo breve per poter approfondire anche solo qualche
frammento di un argomento così vasto. Perciò pubblicò
l’introduzione – e basta.
Pitkin era cosciente della scarsità di lavori precedenti
in quel campo. Mandò una squadra di ricercatori a esplorare
gli archivi della Central Library a New York. Trovarono solo due
testi sull’argomento: Aus der Geschichte der menschlichen
Dummheit di Max Kemmerich e Über die Dummheit di Lewenfeld.
Purtroppo non so il tedesco – ma i titoli sono abbastanza
chiari. Immagino che Kemmerich e Lewenfeld abbiano avuto abbondanza
di materiale per i loro studi, visto ciò che è accaduto
in Germania nel 1933 e nei dodici anni seguenti.
Evidentemente esistono molti libri e documenti in cui si parla,
in un modo o nell’altro, di stupidità. Ma pochi (che
io sappia) in cui si tenta un inquadramento sistematico dell’argomento
e si cerca di definire il concetto di stupidità e di individuarne
i meccanismi e gli effetti.
Secondo Pitkin, quattro persone su cinque si possono definire “stupide”.
All’epoca in cui ha scritto il suo libro erano un miliardo
e mezzo di persone. Oggi più di quattro miliardi. Questo,
in sé, è piuttosto stupido.
Una fondamentale osservazione di Pitkin è che uno dei motivi
per cui è difficile studiare la stupidità è
la mancanza di una buona definizione di che cosa sia. Per esempio
i geni sono spesso considerati stupidi da una maggioranza stupida
(non è facile neppure definire che cosa sia il genio). Ma
la stupidità palesemente esiste. E ce n’è molta
più di quanto possiamo immaginare nei nostri peggiori incubi.
Infatti governa il mondo – cosa ampiamente dimostrata dal
modo in cui il mondo è governato.
Qualcuno, 54 anni dopo, ha proposto un’analisi molto interessante
della stupidità. Carlo M. Cipolla, professor emeritus di
storia dell’economia a Berkeley. Tutti i suoi libri sono in
inglese – meno tre. Il primo, Allegro ma non troppo, è
stato pubblicato a Bologna da Il Mulino nel 1988.
In quel libro c’è un piccolo saggio intitolato Le leggi
fondamentali della stupidità umana. Probabilmente il miglior
testo che sia mai stato scritto sull’argomento.
Sono su altri temi, ma molto interessanti, gli altri testi di Carlo
Cipolla pubblicati dallo stesso editore. Il ruolo delle spezie (e
del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo (nello
stesso volume che contiene le leggi della stupidità). Poi
(nel 1994) Tre storie extra vaganti e Vele e cannoni.
Queste sono le cinque Leggi della Stupidità secondo Carlo
Cipolla.
Prima legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero
di individui stupidi in circolazione
La cosa non è così ovvia come sembra, osserva Cipolla,
perché:
a. Persone che ci sembravano razionali e intelligenti
si rivelano all’improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente
stupide.
b. Giorno dopo giorno, con incessante monotonia,
si è intralciati e ostacolati nella propria attività
da individui pervicacemente stupidi, che compaiono improvvisamente
e inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni. (Vedi
La
Legge di Murphy).
Cipolla osserva anche che è impossibile attribuire un valore
numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della
popolazione. Qualsiasi stima numerica risulterebbe una sottostima.
Seconda legge
La probabilità che una certa persona sia stupida
è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa
persona
Se studiamo la frequenza della stupidità fra le persone che
fanno le pulizie nelle aule scolastiche, vediamo che è più
alta del previsto. Immaginiamo che questo sia dovuto al loro basso
livello di educazione – o al fatto che le persone più
intelligenti ottengono più facilmente un lavoro più
qualificato. Ma quando analizziamo gli studenti e i professori la
diffusione è la stessa.
Le femministe militanti, osserva Cipolla, potrebbero irritarsi;
ma il fatto è che il fattore stupidità è uguale
fra maschi e femmine (o in quanti altri “generi” possiamo
considerare). Non c’è alcuna differenza nel “fattore
sigma”, come lo chiama Cipolla, per razza, colore, etnia,
cultura, livello scolastico eccetera.
Terza (e aurea) legge
Una persona stupida è una persona che causa un danno
a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun
vantaggio per sé o addirittura subendo un danno
(Ritorneremo su questo punto perché è l’elemento
centrale della teoria di Cipolla).
Quarta legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale
nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi
momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi
con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore
Il che (mi sembra) rivela che le persone non stupide sono un po’
stupide – ma ritornerò su questo tema alla fine.
Quinta legge
La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso
che esista
Questa è probabilmente la più nota e meglio capita
delle “leggi”, perché è abbastanza ampiamente
percepito che le persone intelligenti, per quanto ostili possano
essere, sono prevedibili, mentre gli stupidi non lo sono. Inoltre,
il corollario
Lo stupido è più pericoloso del bandito
ci porta nel cuore della Teoria di Cipolla: ci sono quattro categorie
di persone secondo il modo in cui si comportano in una transazione.
- Sprovveduti
Persone che con il loro agire danneggiano se stesse mentre producono
un vantaggio per qualcun altro.
- Intelligenti
Persone le cui azioni avvantaggiano loro e anche gli altri.
- Banditi
Persone che agiscono in modo da trarne vantaggio ma danneggiare
gli altri.
- Stupidi
Abbiamo già la definizione nella Terza Legge.
Uno dei valori fondamentali della teoria di Cipolla è che
misura i vari fattori (e in particolare la stupidità) non
in base a discutibili definizioni teoriche ma secondo i risultati
concreti che derivano dai diversi comportamenti.
Il professor Cipolla usa questo schema grafico:

L’asse “X” rappresenta il vantaggio (o svantaggio)
che una persona ottiene dalle proprie azioni.
L’asse “Y” rappresenta il beneficio (o danno)
causato ad altri dalle azioni di quella persona.
Chiaramente nell’area “I” si trovano le persone
intelligenti, nell’area “B” i banditi, nell’area
“H” gli sprovveduti e nell’area “S”
gli stupidi.
È altrettanto evidente che, secondo dove si collocano in
queste coordinate, le persone hanno un grado più o meno elevato
di intelligenza, stupidità, banditismo eccetera. Si possono
sviluppare varie combinazioni, come banditi intelligenti o stupidi,
secondo il rapporto beneficio-danno. (Come osserva giustamente Cipolla,
l’entità del danno dev’essere misurata dal punto
di vista della vittima – il che assegna un grado elevato di
stupidità a quasi tutti i ladri e i criminali).
Da qui in avanti ognuno di noi può applicare questo modello
per studiare la stupidità ed elaborare la Teoria di Cipolla
nelle sue molte possibili applicazioni.
Ma c’è qualche altra osservazione essenziale per la
comprensione del metodo.

Se tracciamo una diagonale nello schema, vediamo che tutto ciò
che si trova dal lato superiore destro della linea crea un miglioramento
nell’equilibrio generale del sistema, mentre eventi (e persone)
dall’altro lato provocano un peggioramento.
Si possono fare interessanti analisi studiando le variabili in ciascuno
dei quattro settori, come Sh e Sb, Ib e Ih, Hs e Hi, o quanti altri
sub-settori possiamo scegliere di definire.
Per esempio il segmento “M” nel lato inferiore destro
dello schema delinea la posizione del “bandito perfetto”:
una persona che crea un danno ad altri esattamente uguale al beneficio
che trae per sé. Ovviamente ai due lati di quel segmento
ci sono banditi “imperfetti” – i Bi sono “banditi
intelligenti” e i Bs sono “banditi stupidi”.
In un mondo popolato esclusivamente di “banditi perfetti”
il sistema, nel suo complesso, sarebbe in equilibrio. Lo stesso
accadrebbe in un mondo popolato di “perfetti sprovveduti”.
Naturalmente le persone intelligenti danno il massimo contributo
al miglioramento della società nel suo complesso. Ma, per
quanto sia sgradevole dirlo, anche i “banditi intelligenti”
migliorano l’equilibrio totale causando più vantaggio
complessivo che danno. Così anche gli “sprovveduti
intelligenti” danneggiano se stessi ma migliorano la società
in generale.
Invece quando entra in gioco la stupidità il danno è
enormemente più grande del beneficio che chiunque può
averne.
Questo conferma la premessa fondamentale: il fattore di maggior
danno in ogni società umana è la stupidità.
Come storico, Cipolla fa notare che – mentre il fattore “sigma”,
cioè la stupidità, è una costante nel tempo
e nello spazio – una società forte e in sviluppo ha
una percentuale maggiore persone intelligenti alla sua guida. Una
società in decadenza ha una percentuale allarmante di banditi
con un forte fattore di stupidità (settore Bs nello schema)
fra le persone al potere e una altrettanto preoccupante percentuale
di sprovveduti (settore H) fra quelle che non comandano.
Per qualche ulteriore osservazione su questo tema
vedi La stupidità
del potere e il relativo supplemento.
Dove ci troviamo oggi? Domanda interessante...
Cipolla osserva anche che le persone intelligenti generalmente
sanno di esserlo, i banditi sono consapevoli del proprio atteggiamento
e anche gli sprovveduti hanno qualche percezione del fatto che qualcosa
non va.
Ma gli stupidi non sanno di essere stupidi – e questo li rende
ancora più pericolosi.
Il che mi riporta alla prima, angosciosa domanda: sono stupido?
Ho superato varie prove di “quoziente di intelligenza”
con buoni risultati. Purtroppo conosco il funzionamento di quei
formulari e so che significano poco o nulla.
Molte persone mi hanno detto che sono intelligente. Ma anche questo
non è significativo. Potrebbero essere troppo gentili per
dirmi la verità. O, al contrario, potrebbero voler sfruttare
la mia stupidità a loro vantaggio. O potrebbero essere stupide
come me.
Mi rimane un filo di speranza. Spesso sono acutamente cosciente
di quanto sono stupido (o lo sono stato). E questo indica che non
sono completamente stupido.
A volte ho cercato di collocarmi nello schema di Cipolla, usando
il più possibile risultati concreti di azioni (non opinioni)
come unità di misura. Secondo la situazione, sembra che io
tenda a oscillare nella parte alta del grafico (sopra l’asse
X) fra le aree Hs e Ib – ma in alcuni casi sono disperatamente
perso in Sh. Spero di essere dal lato migliore della diagonale così
spesso come mi sembra.
In generale, sembra logico aspettarsi che i fattori più forti
di successo si trovino nei settori Ib e Bi. Ma il numero impressionante
di persone Sb o perfino Sh che hanno splendide carriere si può
spiegare solo con un forte desiderio da parte di molti potenti di
circondarsi il più possibile di stupidi.
Poco dopo aver letto il libro, scrissi a Carlo Cipolla (ho fatto
una cosa del genere solo due volte in vita mia).
Fui piuttosto sorpreso quando mi rispose. Con una lettera breve
ma cortese.
Gli avevo posto due domande:
a. «Posso avere una copia del testo originale
inglese, per i miei amici che non sanno l’italiano?».
La risposta fu no. (Non mi diede un buon motivo, ma credo di poterlo
indovinare).
b. «Che cosa pensa del mio “corollario”
alla sua teoria?»
La risposta fu «Be’, perché no?» –
che un po’ arbitrariamente interpretai come entusiastica conferma
e approvazione del
Corollario di Livraghi alla Prima Legge di Cipolla
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità
che è sempre maggiore di ciò che pensiamo
Questo crea un modello tridimensionale e non credo di doverne spiegare
la struttura, perché nessuna persona stupida o pavida sarebbe
arrivata a leggere fino a questo punto.
Naturalmente possiamo inserire anche altre variabili, come per esempio
i nostri fattori H o B e il modo in cui si combinano con S, H e
B di altre persone. Può essere saggio dimenticare il fattore
I, perché non ce n’è mai abbastanza. Ma non
è il caso di trascurare B, perché anche la persona
più generosa può qualche volta comportarsi da bandito,
anche se solo per errore. Con l’aggiunta di questi fattori
si crea un modello multi-dimensionale di difficile gestione. Ma
anche considerando solo i nostri “sigma” individuali
la complessità può essere sconcertante.
Provare per credere... ed essere davvero spaventati.

|