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parte II
parte III
supplemento
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Il Potere della Stupidità - Parte II
di Giancarlo
Livraghi.
La definizione di Cipolla è
“vera”?
Fin da quando ero all’inizio degli studi ho avuto la fortuna
di imparare da insegnanti che hanno definito alcuni princìpi
in cui, dopo molti anni, continuo a credere.
Uno di quei concetti filosofici è che non esiste alcuna verità
“assoluta”. Una teoria “vera” è semplicemente
la più adatta alle circostanze: quella che meglio spiega
e interpreta ciò che stiamo studiando.
Non so quale sia la migliore definizione “assoluta”
della stupidità – o se ce ne sia qualcuna provvista
di senso. Non so neppure come si possa definire efficacemente il
concetto di intelligenza.
L’impostazione di Carlo Cipolla (per la stupidità come
per l’intelligenza) mi sembra particolarmente utile e interessante
perché non si basa su definizioni teoriche ma sui risultati:
una persona o un comportamento sono intelligenti o stupidi secondo
le conseguenze che producono. Questo metodo ha due vantaggi.
Il primo è che definisce qualcuno come stupido (o intelligente,
o sprovveduto, o bandito) in base ai fatti – o, almeno, alla
nostra comprensione e valutazione dei fatti. Il secondo è
che concentra l’attenzione sull’aspetto più importante:
non la stupidità in sé, ma il danno che produce.
Ci possono essere infiniti comportamenti che sono, o sembrano, stupidi,
ma sono innocui. Si collocano in un’area “neutra”
nello schema di Cipolla – e quello è il loro posto.
Per esempio ridere e scherzare fra amici può sembrare “stupido”
a un estraneo, ma secondo la teoria di Cipolla quel comportamento
è spesso classificabile come “intelligente”.
Infatti lo è, almeno finché il divertimento di chi
partecipa al gioco è maggiore della noia che può provocare
ad altri. In generale l’intelligenza (vantaggio pratico) di
un tale comportamento si limita a un momentaneo buonumore; ma può
avere effetti più rilevanti, come stimolare la collaborazione
e far nascere scintille di idee in modi che sarebbero impossibili
in circostanze noiose o deprimenti.
Ci possono essere “sciocchezze” notevolmente intelligenti,
come affermazioni “seriose” profondamente stupide...
a parte il fatto che pensieri innovativi sono spesso considerati
“sciocchi” da chi non li capisce.
Queste osservazioni portano a un argomento importante: la rilevanza
del pensiero “non lineare” (come dell’emozione
e dell’umore) in tutti i processi mentali e specialmente nell’innovazione.
Per approfondire questo argomento avrei bisogno di molto più
spazio di quanto ne ho qui. Vorrei solo rilevare che la separazione
degli emisferi cerebrali (“destro” o “sinistro”)
può avere significato in esperimenti clinici ma, secondo
me, va evitata nell’osservazione del comportamento umano perché
la struttura del pensare non è così semplice –
e comunque i diversi processi di percezione e pensiero lavorano
sempre insieme e sono molto meglio comprensibili come un “tutto”
inscindibile che come la somma di funzioni separate.
Tre corollari
Già durante la prima lettura del saggio di Cipolla cominciava
a svilupparsi nella mia mente qualcosa che prendeva il nome di “primo
corollario di Livraghi”. Mi chiedevo come potesse essere il
primo, visto che ne avevo uno solo. Ma la percezione iniziale si
è rivelata giusta, perché poi ho scoperto che ce ne
sono almeno tre.
Primo corollario
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità
che è sempre maggiore di ciò che pensiamo
[L’ho spiegato nel primo
testo “potere della stupidità”]
Secondo corollario
Quando la stupidità di una persona si combina con la
stupidità di altre, l’effetto cresce in modo geometrico
– cioè per moltiplicazione, non addizione, dei fattori
individuali di stupidità
Sembra generalmente accettato il concetto che “il totale di
un network (cioè di una rete o comunità) cresce del
quadrato del numero degli appartenenti” ed è abbastanza
ovvio che lo stesso criterio si possa applicare all’effetto
combinato dei fattori di stupidità. Questo può aiutare
a spiegare il noto fatto che le folle sono molto più stupide
delle singole persone che le compongono.
Terzo corollario
La combinazione delle intelligenze di persone diverse ha un
effetto minore della combinazione di stupidità, perché
(quarta legge di Cipolla) “le persone non stupide sottovalutano
sempre il potenziale nocivo delle persone stupide”
La stupidità è incoerente – non ha bisogno di
pensare, organizzarsi o progettare per produrre effetti combinati.
Il trasferimento e il coordinamento dell’intelligenza è
un processo meno semplice e spontaneo.
Le persone stupide possono aggregarsi istantaneamente in un gruppo
o “massa” super-stupida, mentre le persone intelligenti
funzionano come gruppo solo quando si conoscono bene e hanno esperienza
nel lavorare insieme. La creazione di gruppi ben armonizzati che
condividono intelligenza può generare notevoli forze anti-stupidità,
ma (contrariamente alle aggregazioni stupide) queste comunità
hanno bisogno di organizzazione e mantenimento. E possono perdere
una parte rilevante della loro efficacia per l’infiltrazione
di persone stupide o per inattese crisi di stupidità in persone
abitualmente intelligenti.
In alcune situazioni questi rischi possono essere in parte ovviati
(se non del tutto tenuti sotto controllo) essendo coscienti dei
possibili problemi prima che qualcosa vada storto e avendo un backup
di intelligenza (cioè una riserva di risorse intelligenti
nel gruppo) per riempire i vuoti e correggere gli errori prima che
il danno diventi troppo grave. Chi sa portare una barca a vela sa
che cosa intendo dire; come lo sa ogni persona che opera in un ambiente
in cui le conseguenze di ogni azione sono dirette e tangibili.
Un altro elemento pericoloso (come spiegato da Carlo Cipolla) è
che i sistemi di potere tendono a collocare “banditi intelligenti”
(talvolta anche “banditi stupidi”) al vertice della
piramide; e questi, a loro volta, tendono a favorire e proteggere
la stupidità e a tenere la vera intelligenza il più
lontano possibile. Questo è, credo, un argomento che merita
di essere trattato a parte. [Infatti, molto più tardi, ho
scritto un terzo articolo intitolato La
stupidità del potere].
Stupidità e biologia
In un sistema biologico elementare il problema della stupidità
non esiste. Il processo si basa sulla produzione di un numero estremamente
grande di mutanti “stupidi”. Solo alcuni (i “più
adatti”) sopravvivono – e l’evoluzione va avanti.
Da quel punto di vista, ciò che non percepiamo come una catastrofe
è solo un’altra variazione nel corso “naturale”
degli eventi. Incendi distruttivi nelle foreste sono considerati
dai botanici come necessari, anzi desiderabili. Milioni di creature
viventi che muoiono bruciate potrebbero non essere d’accordo,
ma la loro opinione è irrilevante.
In quella prospettiva, le soluzioni sono semplici ed efficaci. Se
c’è un eccesso di popolazione, ciò che occorre
è un’epidemia (o un altro strumento di massacro di
massa che non sia troppo distruttivo per l’ambiente in generale)
che uccida il 90 per cento dell’umanità. Il 10 per
cento sopravvissuto, dopo aver superato una crisi iniziale di dolore
e smarrimento, troverà l’ambiente risultante piuttosto
gradevole. Si tratterà anche, probabilmente, di persone geneticamente
simili fra loro, che condividono caratteristiche di aspetto e di
comportamento. Se avessero tutti i capelli verdi, gli occhi rosa,
e si trovassero bene in un clima umido e piovoso, arriverebbero
presto a considerare “inferiori” le persone (estinte)
con altri colori di capelli e di occhi cui piacevano il sole e i
cieli azzurri. Nei loro libri di storia idrorepellenti ci tratterebbero
come noi trattiamo i Neanderthal.
La distruzione o sterilizzazione del nostro pianeta, per effetto
di forze nucleari (o chimiche) di produzione umana o di una collisione
con un planetoide vagante, sarebbe un dettaglio trascurabile nell’evoluzione
del cosmo; e se avvenisse prima dello sviluppo dei viaggi spaziali
e della colonizzazione extraterrestre la scomparsa della nostra
specie (insieme al resto della biosfera) non sarebbe un evento rilevante
neppure nella nostra galassia.
Ma nel particolare ambiente biologico governato da una certa specie
(in questo caso la nostra) il sistema è basato sul concetto
che l’ambiente può, e deve, essere gestito, e che ogni
individuo della nostra specie (e di altre specie che “proteggiamo”)
deve vivere più a lungo, e più piacevolmente, di come
potrebbe in un ambiente incontrollato. Questa situazione richiede
una particolare forma di “intelligenza” organizzata.
Perciò la stupidità, in questa fase e condizione evolutiva,
è estremamente pericolosa.
E poiché siamo umani è di questo che ci dobbiamo preoccupare.
La stupidità e il “millennio”
Avevo scritto questo articolo in inglese nel settembre 1997, quando
già imperversavano sproloqui e divagazioni sul “millennio”.
Lo sto traducendo in italiano nel 2002, quando di quell’argomento
non si parla più. Ma alcune osservazioni mi sembrano ancora
abbastanza rilevanti.
Poche cose erano così facilmente prevedibili come il fatto
che il ventesimo secolo sarebbe finto a 0 ore, 0 minuti, 0 secondi
del primo gennaio 2001. Eppure perfino su una cosa così semplice
si è fatta una gran confusione. Compreso il fatto che molti
hanno “fatto finire il millennio” con un anno di anticipo.
Pare che dibattiti ugualmente insensati ci siano stati mille anni
prima – e che anche nel 1899 si discutesse su quando sarebbe
finito il diciannovesimo secolo.
Persone tutt’altro che sciocche o ignoranti erano convinte
che secolo e millennio finissero alla mezzanotte del 31 dicembre
1999. Faticavano ad adattarsi all’evidenza dell’aritmetica.
Dopo qualche minuto di perplessità dicevano «Mah, forse
hai ragione, a pensarci bene non c’è mai stato un anno
zero».
Questo è stupido?
Secondo le definizioni di Cipolla, forse no. Non fa gran danno –
e se qualcuno ne ha approfittato per far festa due volte forse si
è divertito un po’ di più. Ma rimane preoccupante
il fatto che la più ovvia idiozia, se ripetuta abbastanza
spesso, possa essere scambiata per verità.
Sono rimasti un po’ scornacchiati i venditori di ammenicoli
vari che tentavano di approfittare dell’occasione. Forse sono
stati i troppi discorsi confusi, oltre alle ambiguità sulla
data, a creare stanchezza e disinteresse. Sono rimaste invendute
montagne di prodotti etichettati “millennio”. I produttori
di spumanti hanno venduto meno del previsto. Le agenzie di viaggi
non solo hanno avuto risultati deludenti ma sono incorse in qualche
denuncia per offerte “ingannevoli” sulla data sbagliata.
Insomma la “commedia degli errori” non è stata
del tutto indolore, anche se in generale non ha fatto molti danni.
C’è stato un altro argomento, molto discusso, la cui
scadenza era davvero alla fine del 1999. Il famigerato millennum
bug, di cui nessuno parla più, anche se non è detto
che il problema sia definitivamente risolto.
In questo caso la stupidità è notevole e palese. Il
calendario gregoriano era stato definito 415 anni prima. A nessuno
poteva sfuggire il fatto che sistemi elettronici incapaci di gestire
quattro cifre per la data dell’anno sarebbero andati in crisi.
Quei sistemi erano stati concepiti negli anni Sessanta. Ma solo
un anno o due prima della “scadenza” qualcuno ha cominciato
a preoccuparsene. Da una fase di cecità, in cui il problema
era ignorato, si è passati a una fase di esagerata drammatizzazione
con previsioni di catastrofi che (per fortuna) non ci sono state.
Senza entrare nei dettagli tecnici, alcuni dei rimedi adottati hanno
un respiro breve (il problema potrebbe riproporsi fra trent’anni).
Ma soprattutto è inconcepibile, e decisamente stupido, che
ci sia stata così tanta disattenzione, per tanti anni, seguita
da così esagerate e frettolose scalmane. Quanti altri problemi,
cui oggi nessuno bada, diventeranno chiacchiere clamorose quando
forse sarà troppo tardi?
Possiamo anche dimenticare l’elettronica e parlare di altre
cose. Per esempio le pensioni – specialmente in Italia. L’invecchiamento
della popolazione era una tendenza evidente da mezzo secolo. Non
ci voleva un genio della statistica per “prevedere”
il peso crescente sul sistema pensionistico. Non solo non si è
fatto nulla per alleviare il problema, ma si è fatto molto
per peggiorarlo, con pensionamenti anticipati e altre sconsiderate
“ipoteche sul futuro”. Si è cominciato a pensarci
quando la situazione era già gravemente compromessa –
e si sta ancora discutendo su come trovare una soluzione.
E ci sono i problemi ambientali, la crescita della popolazione specialmente
dove mancano i mezzi di sostentamento, l’uso di energie fossili...
l’ostinata conservazione di sistemi gerarchici di cui si è
ampiamente dimostrata l’inefficienza... l’insistente
spinta alla specializzazione e tecnicizzazione del sistema scolastico
e dei metodi di formazione quando in un’evoluzione turbolenta
e complessa occorre fare il contrario... i sistemi informatici e
telematici, che dovrebbero diventare sempre più semplici
e stabili per offrire una risorsa ai meno privilegiati, spinti nella
direzione opposta dall’elefantiasi del software e da altri
inutili ingombri...
La cecità, la miopia, la stupidità governano il mondo.
Questo spettacolo, visto da un osservatore lontano nello spazio,
potrebbe essere molto buffo. Ma devo confessare che non riesco a
trovarlo divertente.

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