
parte I
parte II
parte III
supplemento
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Il Potere della Stupidità - Supplemento
di Giancarlo
Livraghi.
Oltre al grafico contenuto nel testo di La
stupidità del potere mi sembra che si possano elaborare
– sempre secondo lo schema di Carlo Cipolla – alcune
altre ipotesi.
Supponiamo, per esempio, che ci sia una situazione di “potere
intelligente”. Avremmo un andamento come questo.

Cioè una progressione in cui il potere offre sempre più
vantaggi alla collettività riservandone sempre meno a se
stesso, fino al punto di accettare anche qualche svantaggio pur
di migliorare il benessere generale (come già osservato,
in questo caso chi esercita il potere non può essere definito
“sprovveduto”).
La progressione verso la parte più alta dell’asse “Y”
tende a non essere molto veloce, ma con una crescita solidamente
graduale. Situazioni di questo genere non sono impossibili. Ne esistono
quasi sempre in alcune parti del sistema. Ma dipendono da aggregazioni
umane particolarmente armoniose e ben motivate che è difficile
riprodurre e che rischiano spesso di degenerare per mutamenti della
situazione ambientale o per cambiamenti della loro struttura interna.
Per quanto raro possa essere questo tipo di evoluzione, l’osservazione
della storia e dei fatti conferma che reali innovazioni e progressi
della società sono più probabili in presenza di “simbiosi”
e “sinergie” con una forte carica di umanità
e di coesione.
Carlo Cipolla osservava che in tutti i periodi della storia «ogni
paese in ascesa ha una percentuale insolitamente alta di persone
intelligenti che cercano di tenere la frazione “sigma”
sotto controllo, e che, nello stesso tempo, producono guadagni per
se stessi e per gli altri membri della comunità sufficienti
a rendere il progresso una certezza». Si verifica perciò
una situazione come quella rappresentata nel prossimo grafico (dove
l’area rossa rappresenta le persone al potere e quella verde
il resto della comunità).

Non ho introdotto in questo grafico alcun “vettore
di direzione” perché, nella migliore delle ipotesi,
un sistema come questo può mantenersi più o meno stabile
(o, come abbiamo visto nel primo grafico, progredire con lenta gradualità).
In una situazione costante è probabile che le persone al
potere abbiano vantaggi maggiori del resto della comunità.
Ma poiché giova al benessere collettivo questo non è
un problema – almeno fino a quando non entrano in gioco due
fattori (contrapposti ma sinergici) di stupidità: il servilismo
e l’invidia.
Non voglio complicare il quadro, ma mi sembra opportuno osservare
che in alcune situazioni (come i cosiddetti “circuiti di qualità”)
le due aree tendono a sovrapporsi perché non c’è
un sistema gerarchico e molte responsabilità sono condivise.
Questo è notoriamente uno dei sistemi più “intelligenti”
che possano esistere e spesso produce risultati straordinari.
Sistemi come questi sono intrinsecamente forti, ma esposti a due
rischi costanti. Uno è lo squilibrio interno che può
nascere da fattori di stupidità o di “sindrome del
potere”. L’altro deriva da cambiamenti imprevisti dell’ambiente
esterno o da interventi estranei che (intenzionalmente o per errore)
sconvolgono il loro delicato equilibrio.
Dopo questa parentesi sull’intelligenza dobbiamo ritornare
al tema, purtroppo dominante, della stupidità. Alla fine
del suo saggio Carlo Cipolla osserva che «in un paese in declino,
la percentuale di individui stupidi è sempre uguale a “sigma”;
tuttavia nella restante popolazione si nota, specialmente tra gli
individui al potere, un’allarmante proliferazione di banditi
con un’alta percentuale di stupidità – e, fra
quelli non al potere, una ugualmente allarmante crescita del numero
di sprovveduti. Tale cambiamento nella composizione della popolazione
dei non stupidi rafforza inevitabilmente il potere distruttivo della
frazione “sigma” degli stupidi e porta il paese alla
rovina». Va osservato, naturalmente, che non si tratta solo
di “paesi” intesi come stati-nazione ma anche di comunità
di ogni specie – più grandi o più piccole.
In questo caso la posizione delle persone al potere e delle altre
si colloca come vediamo nel prossimo grafico.

Non è quasi mai facile capire, in situazioni come questa,
se sia la stupidità del potere a influire su quella collettiva
– o viceversa. Succede quasi sempre che tutte e due contribuiscano
a un “circolo vizioso” e quindi che tutto il sistema
tenda a peggiorare, come indicato dalle frecce nel grafico.
Un’inversione di tendenza è talvolta possibile, ma
richiede una combinazione di fattori abbastanza eccezionale: la
convergenza di persone intelligenti capaci di assumere il potere
con una spinta collettiva a introdurre un forte cambiamento.
In assenza di una tale “mutazione” interna, o di una
spinta esterna che cambi le regole del gioco, il sistema tende a
degenerare fino a esplodere – cioè a disintegrarsi.

Se la situazione “caotica” si determina
prima che siano stati fatti danni irreparabili all’intero
ecosistema... si riaprono tutte le possibilità. Un quadro
turbolento e vorticoso offre molti spazi al potere della stupidità,
ma non è impossibile che ne scaturiscano anche processi “intelligenti”.
(Vedi a questo proposito Pensieri
semplici sulla complessità).
Mi sono imposto una regola – che intendo rispettare. Mi limito
a qualche annotazione sul metodo, lasciando a ognuno (me compreso)
la libertà di ragionare come preferisce su ogni specifica
situazione (da quella generale del pianeta fino a ogni genere di
grandi o piccole comunità).
Del resto anche Carlo Cipolla, alla fine del suo libro sulla stupidità,
offriva al lettore una serie di grafici “in bianco”
perché ognuno potesse analizzare, a sua scelta, diversi ambienti
e aggregazioni umane.

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